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La chiesa di San Quirico, dedicata ai Santi
Quirico e Giulitta (martiri di Tarso), fu fondata nei primissimi anni dopo
il mille da San Romualdo. Più volte ristrutturata, e completamente
rifatta a seguito del disastroso terremoto del 1741.
Da ammirare: nel secondo altare di sinistra la Madonna del Rosario, bassorilievo
in terracotta policroma del '500 attribuito a Pier Paolo Gapiti. Il bassorilievo
raffigura la Vergine col Bambino in braccio ed ai lati San Domenico e San
Quirico che sorreggono i lembi del manto e mettono in evidenza un duplice
gruppo di oranti. Nell'altare di fronte un monumentale tabernacolo ligneo
dorato, proveniente dalla Chiesa di San Francesco. Nell'abside una tela
con raffigurati i santi martiri Quirico e Giulitta, la Beata Alessandra
Sabini e San Silvestro, tela attribuita al pittore Pasqualino Rossi.
Sempre nell'abside è custodita la reliquia della Sacra Spina. Per
lunghissima, unanime tradizione popolare viene riconosciuta come una delle
spine che componeva la corona di Cristo. Questa reliquia fu venerata con
grande solennità il 3 ottobre 1539 da Papa Paolo III Farnese che
sostò a Serra San Quirico con un nutrito seguito di cardinali ed
ambasciatori stranieri.
Gli ultimi restauri dell'edificio, riguardanti aspetti strutturali
ed artistici, sono stati eseguiti nella prima metà dell'anno
2000 su iniziativa del parroco Don Mauro Costantini e con le provvidenze
di contributi della Provincia di Ancona, del Comune di Serra San Quirico,
del Fondo otto per mille della Conferenza Episcopale Italiana e di ditte
e famiglie parrochiali
[ San Quirico - approfondimento ]
"Nella chiesa di Santa Lucia le Marche
intere posseggono uno dei più perfetti e ben conservati interni tra
barocco e rococò, un'eleganza e compiutezza d'assieme,
un caso assoluto che può essere apprezzato dal visitatore quando
lo stesso avrà superato la memoria di una visione urbana severa,
d'impronta medioevale ed avrà preso coscienza di una diversa
cultura e civiltà, quella delle meraviglie, delle eleganze e delle
sontuosità scenografiche che caratterizzano il periodo barocco tra
il Seicento e il Settecento.
La chiesa è ben antica; essa è stata in quel periodo interamente
rifatta all'interno: di qui la sorpresa, che poco a poco diventa interesse
e ammirazione profonda per un ambiente rimasto intatto e che rivela con
incredibile suggestione quali fossero gli ideali figurativi – architettura,
decorazioni, pittura – nel corso di un periodo così contrastato
eppure vitalissimo della nostra storia. La chiesa, già dei Silvestrini,
nasconde tante vicende religiose e culturali di Serra San Quirico.
L'interno è davvero uno scrigno prezioso: stucchi, decorazioni,
altari lignei, l'organo appoggiato alla controfacciata, autentico
capolavoro d'intaglio dorato, con la cantoria e la cimasa che si completano,
un insieme di estrema raffinatezza, un vero capolavoro, esempio rarissimo,
intatto del gusto decorativo dell'arte barocca.
Ma la chiesa di Santa Lucia accoglie anche un'ulteriore rarità
nei dipinti e nelle tele che ornano i suoi altari e l'intero emiciclo
absidale. Essa costituisce una vera e propria antologia della pittura barocca,
con opere del Cav. d'Arpino, di G.F. Romanelli ed altri artisti della
scuola romana. Possiede infine il più folto gruppo di tele di Pasqualino
Rossi, un pittore di Vicenza che dopo una prima preparazione veneziana si
trasferiva a Roma, diventando di fatto un esponente della scuola romana,
senza tuttavia mai dimenticare la linfa vitale della grande tradizione pittorica
donde proveniva".
Prof. P. Zampetti: La chiesa di Santa Lucia e i suoi dipinti.
[ Santa Lucia - approfondimento ]
La sua fondazione risale intorno al 1262 e cioè pochi anni dopo
la morte del Serafico. Del complesso conventuale ad essa annesso restano
ancor oggi evidenti tracce. Le ristrutturazioni ed i vari adattamenti cui
l'insieme edilizio fu sottoposto lungo lo scorrere del tempo portarono
al trasferimento dell'ingresso della chiesa sul Corso del Popolo.
Una sua ricostruzione, a seguito di danni inferti da eventi sismici, risale
al 1774. Nel 1870 passò in proprietà dello Stato che adibì
il convento a sede della Caserma dei Carabinieri, oggi trasformata in civili
abitazioni.
La chiesa è la più grande del paese. E' di stile rinascimentale
sobrio e solenne, che dà alla vasta navata aspetto mistico e grandioso,
proprio delle chiese dei conventuali.
Vanta tele del Ramazzani (1530 ca-1598). Un S. Antonio da Padova, opera
del famoso Perugino (Pietro Vannucci: 1452-1523), asportato al tempo della
soppressione napoleonica, è depositato presso l'Accademia di
Brera di Milano.
Attualmente è in fase di ristrutturazione da parte del Comune per
un suo possibile utilizzo come sala polivalente (auditorium, sala espositiva,
ecc.)
La sua fondazione si deve alla devozione del sac. Don Grisante Armezzani
(1644-1740) e della sorella Giovanna, che - ultimi discendenti di nobile
famiglia serrana - destinarono il cespite della loro eredità alla
erezione di una chiesa provvista di sagrestia e di ogni suppellettile, il
tutto in onore di San Filippo Neri.
Don Grisante - ben introdotto presso l'Oratorio romano - ottenne quindi
l'insediamento dei Padri Filippini e procurò loro una "comoda
abitazione'', verosimilmente nei locali dell'adiacente
Palazzo Piccioni.
Alla chiesa si accede attraverso un portale classico, con frontone sorretto
da paraste corinzie binate, scanalate e rudentate. L'interno, a navata
unica con volta a botte Iunettata aveva quattro altari più I‘altare
maggiore dei quali oggi solo due sono superstiti. La spartizione delle pareti
è a paraste corinzie scanalate, sorreggenti una elegante e ricca
trabeazione.
Il prospetto dell'altare naggiore e la tribuna della cantoria, in
legno intagliato, sono opera dell'intagliatore Gaudenzio Santucci
di Ostra (1689). L'altare della seconda cappella a sinistra fu costruito
nel 1928 per collocarvi il quadro di sant'Andrea apostolo, con relativo
prospetto, prevevole opera di Andrea Sarti di Jesi, firmata e datata dall'autore
nel 1631: un sant'Andrea poderoso e severo, appoggiato allo strumento
del suo martirio, medita sulla caducità delle cose umane.
La chiesa di Sant'Angelo del Pino, o più esattamente "de
pinis", fu così chiamata per il luogo in cui fu costruita:
un colle anticamente ricoperto da pini. Il punto in cui sorge l'attuale
chiesa è probabilmente il più antico luogo di culto cristiano
a Serra San Quirico. Fin dal sec. IX esisteva infatti una "canonica",
cioè un edificio dove i sacerdoti del luogo conducevano vita comune,
regolata forse sul metodo delle Abbazie o dei Canonici regolari. Non è
quindi da escludere quindi che la prima chiesa di Sant'Angelo sia
stata costruita anteriormente alla costruzione del paeze (sec. X).
Da tempo immemorabile fu sede parrocchiale. Con l'espnasione della
Pieve di San Quirico, Sant'Angelo assunse sempre più il carattere
di parrocchia rurale, con giurisdizione sui fedeli dimoranti in campagna,
fino a tutto il territorio di Mergo.
La costruzione attuale non ha più alcuna delle caratteristiche del
piccolo tempio medievale, né della costruzione molto più ampia
e decorosa effettuata dopo il terremoto del 1741, crollata peraltro per
un successivo terremoto del 1795. L'attuale chiesa risale al 1843,
anno in cui venne riaperta al culto dopo i restauri. E' in stile ionico
moto semplice, quasi elegante nella forma, ma ha la sventura di essere seminterrata
e perciò colpita dall'umidità. Attualmente è
in attesa di restauro.
Situata nella parte alta del paese, presso il Cassero. Con l'annesso
convento fu fondata dalla clarissa Suor Alessandra Sabini. Nel 1775 fu ricostruita
nella forma architettonica attuale, dopo essere stata danneggiata dal tristemente
famoso terremoto del 1741. Ne risultò una chiesetta elegante, ornata
di stucchi e di coretti. Le suore francescane furono costrette ad abbandonare
la loro dimora a seguito della soppressione napoleonica del 1810.
Nel 1882, affidato alle suore Giannelline, vi ebbe inizio l'Asilo
infantile. In seguito si trasformò anche il Collegio femminile ed
in Scuola elementare. Fu riscattato dalle suore Giannelline (dette anche
"Figlie di S. Maria dell'Orto") nel 1910. Oggi il monastero
è trasformato in "Casa di Riposo Nostra Signora dell'Orto".
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