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Una delle valli marchigiane più fertili e ricche di storia è
quella percorsa dall'Esino che ha tutta una serie di abbazie, borghi, castelli
come diadema. Il vecchio fiume ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo
della città e dell'intera vallata.
Qui, da sempre, possiamo dire, hanno scelto di vivere gli uomini, prima
dedicandosi alla caccia e alla pastorizia e poi all'agricoltura. I reperti
archeologici consentono di seguire questo passaggio dalla vita nomade all'insediamento
stabile, prima in grotte e capanne e poi in vere abitazioni. Dalle testimonianze
del paleolitico, dell'età del bronzo e poi del ferro si passa, in
un cammino di millenni, a quelle picene e alle romane.
Dopo le invasioni barbariche, quando nella valle arrivano i monaci benedettini,
sarà ancora il fiume che farà rifiorire la vita: si prosciugano
le paludi, si riprende a regolamentare le acque, si torna a coltivare i
campi. L'abbazia diviene uno dei centri della vita sociale ed economica
del medioevo, accanto al castello, l'agglomerato urbano circondato da cinta
muraria. Nell'abbazia e nel castello nascono le attività legate al
fiume ed ai suoi affluenti: mulini. gualchiere, concerie, cartiere.
Nel secolo scorso è il fiume che fornisce la forza motrice necessaria
agli opifici, facilitando quel processo di industrializzazione della valle.
E la stessa elettricità verrà poi prodotta anche dall'Esino.
attraverso la trasformazione di alcuni mulini in centrali elettriche e con
turbine mosse dalle sue acque.
Il fiume è storia. Lungo le sponde del fiume Esino, mentre attraversa
la Gola della Rossa, i briganti terrorizzano i viandanti che percorrono
l'impervio territorio montuoso. E' lungo il fiume Esino, all'interno della
Gola della Rossa, che i legati pontifici vengono messi in fuga dagli abitanti
della vicina Serra nel loro ufficio di notificare la bolla di scomunica
pontificia.
Ed il fiume è anche leggenda. San Floriano, compatrono di Jesi, in
una sorta di gara podistica con il diavolo, disputata tra Fabriano e Jesi,
avrebbe aperto la Gola della Rossa per farsi strada ed arrivare primo. Nel
1411 poi, il corpo del santo sarebbe stato ritrovato proprio sul greto del
fiume, dopo essere stato "sotto acqua per mille centoquattro anni
senza patire diminutione alcuna".
Il fiume è natura: nelle varie zone che si susseguono dai monti al
mare è presente una numerosa e complessa civiltà vegetale
ed animale che ha scelto, ancor prima dell'uomo, questi ambienti per vivere.
La presenza delle pareti scoscese della Gola della Rossa, difficilmente
o affatto accessibili anche alla sola presenza dell'uomo, garantisce la
necessaria tranquillità affinché animali di diversa specie
scelgano tale angolo come dimora stanziale o temporanea. Ciò è
valido non solo per l'ambiente aereo e terrestre, ma anche per ciò
che riguarda l'ecosistema acquatico. Il corso del Fiume Esino, che prima
di attraversare la Gola ha già assunto le caratteristiche del "tratto
a temolo" (discreta profondità e ampiezza, modesta velocità)
si fa più turbolento, acquista velocità, si modificano alcuni
parametri idrobiologici. il che permette la presenza di specie non riscontrabili
nei tratti immediatamente a monte e a valle. Si rinvengono quindi, fra la
fauna ittica, la carpa (Ciprynus carpio), la tinca (Tinca tinca), il barbo
(Barbus sp), il cavedano (Leuciscus cephalus), la lasca (Condrostoma toxostoma),
l'anguilla (Anguilla anguilla), la trota (Salmo trutta), diversamente coesistenti
nei vari tratti.
Storia ed arte, leggenda, natura, economia, cultura: il fiume è tutto
questo e non solo acqua che corre verso il mare. Con il suo paesaggio, i
suoi borghi e le sue città, i suoi campi, l'Esino ha una precisa
identità che è il risultato delle fatiche, degli sforzi, dei
sacrifici, della storia di tutti gli uomini che vi sono passati nel corso
dei millenni, convivendo e spesso lottando con il fiume.
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