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Gola della Rossa

Geologia, Geomorfologia Ed Idrografia

Le rocce che costituiscono la Gola della Rossa, tutte di origine sedimentaria marina, sono state interessate, a più riprese, da vasti e complessi fenomeni geodinamici.
Una delle primarie azioni tettoniche ha portato allo smembramento di un'unica e vastissima piattaforma carbonatica. Tali fenomeni si sono sviluppati fino a portare a sprofondamenti diversificati di zone contigue; si sono protratti per tutto il giurassico, fino al tettonico interiore (da 200 milioni di anni a circa 140 milioni di anni fa).
In zone limitatamente ristrette si sono potuti creare ambienti sedimentari a diversa batimetria con conseguente formazione di sedimentazioni diversificate. Aree che hanno subito limitati sprofondamenti come il monte Murano, Col Tordina, monte Revellone e Sassi Rossi (alti strutturali di ambienti sub-cotidali), si trovano vicino ad aree come quelle attualmente denominate Valle del Vernino, Falcioni e Gattuccio, che invece hanno subito sprofondamenti notevoli (bassi strutturali di ambiente pelagico).
Successivamente la situazione si evolve con una progressiva riduzione delle differenze batimetriche, l'ambiente di sedimentazione frazionata tende sempre più ad uniformarsi e queste condizioni permangono fino al Miocene inferiore (circa 40 milioni di anni fa). Le formazioni rocciose che hanno origine in questo periodo (Cretacico-Miocene) non sono presenti nella zona centrale della Gola della Rossa, bensì affiorano perifericamente ad essa.
E' nel Miocene inferiore che comincia a delinearsi la dorsale Umbro-Marchigiana, in seguito a spinte orogenetiche aventi direttive prevalenti verso Est.
Le azioni compressive, che si intensificano dopo il Tortoniano (7-8 milioni di anni), cambiano totalmente la originaria paleogeografia, fino al raggiungimento dell'attuale aspetto geomorfologico che vede nella Gola della Rossa una delle strutture appenniniche più vicine al mare (30 Km). Il complesso calcareo della Gola della Rossa si trova quindi proprio a ridosso della grande "faglia inversa" che pone in contatto, in prossimità di Serra San Quirico, i sedimenti mesozoici con i terreni argillosi, marnosi ed arenacei del Pliocene inferiore.

Geomorfologia ed idrografia superficiale e profonda

La Gola della Rossa si sviluppa per circa 2.5 Km lungo un articolato percorso, caratterizzato a volte da pareti rocciose nette e strapiombanti ed in altri casi da versanti più o meno scoscesi, ricoperti in parte da una rigogliosa vegetazione o da depositi detritici attivi (sassaiole), che si raccordano con il letto del fiume Esino.
La zona ha subito una tettonica di sollevamento e le caratteristiche litologiche delle rocce calcaree presenti, avendo una maggiore resistenza verso le varie azioni erosive, hanno portato al caratteristico assetto geomorfologico attuale.
Il fiume Esino, che attraversa la Gola e che è stato ed è uno dei maggiori elementi di modellamento delle rocce sulle quali scorre, si è sviluppato probabilmente lungo una faglia antiappenninica.
Delle varie fasi climatiche che si sono avvicendate nel Quaternario (1.5 milioni di anni) si rinvengono tracce evidenti sui versanti e nel fondo della gola. E' nel Pleistocene superiore, caratterizzato da condizioni periglaciali, che si sono formati i depositi detritici stratificati presenti lungo i versanti e che, in diversi casi, hanno riempito precedenti incisioni.
L'idrografia superficiale non è molto sviluppata, data la concomitanza di verticalità di pendii e resistenza delle rocce calcaree. Il ruscellamento diffuso e concentrato, i fenomeni di soliflusso ed altre azioni di origine atmosferica sono state relegate lungo fratture scaturite da una attività tettonica recente.
Esiste una idrografia profonda dovuta alle caratteristiche del litotipo calcareo nel quale è presente una permeabilità secondaria in seguito a fessure e canali preferenziali di dissoluzione.


Flora e Vegetazione

Le popolazioni animali e vegetali presenti in una determinata area costituiscono il riflesso della presenza di fattori climatici, microclimatici, pedologici, edafici ed antropici, caratteristici dell'area stessa.
La vegetazione della Gola della Rossa presenta, ancora abbastanza intatte, le caratteristiche naturali tipiche delle gole calcaree presenti nelle Marche. Gli interventi di perturbazione sono costituiti, oltre che dalla devastante presenza di cave, dal fenomeno della ceduazione, avvenuta in questa area per lo più in tempi passati, e dalla presenza di specie estranee introdotte tramite rimboschimenti, che tuttavia interessano piccole aree.
La profonda incisione, che assimila la Gola ad un canyon, è formata dal fiume Esino nel suo passaggio trasversale all'interno dell'Anticlinale del gruppo del San Vicino. Questo orientamento è causa di una certa dissimetria ecologica tra i due versanti idrografici, destro e sinistro, determinando un'alternanza di vegetazione.

Le specie floristiche ed arboree presenti nel versante destro possono essere ascrivibili a quelle descritte per il Piano Submediterraneo (200-900 m), con le due tipiche formazioni forestali:
bosco termoxerofilo prevalentemente costituito da Roverella (Quercus pubescens);
bosco mesofilo con prevalenza di Carpino Nero (Ostrya carpinifolia) e Orniello (Fraxinus ornus).
La presenza del leccio (Quercus ilex), che in questo versante è relativa ad affioramenti rupestri, soprattutto come lecci isolati, è favorita da condizioni microclimatiche che, secondo il Marchesoni, sarebbero espressione di aridità submediterranea.

Il bosco a Roverella, costituito da caducifoglie termofile, occupa la parte meno elevata del piano collinare. Tra le specie arbustive ed arboree che costituiscono questa formazione, oltre alla Roverella, troviamo: il Cerro, il Sorbo, il Sorbo degli uccellatori, l'Acero, il Sanguinello, il Melo Selvatico, il Ginepro, il Caprifoglio, il Biancospino, la Ginestrella e lo Scotano, facilmente identificabile per il tipico colore rossiccio che presentano le sue foglie durante la stagione autunnale. Nel sottobosco sono presenti: la Viola, il Ciclamino, il Falasco, ecc. Questo tipo di bosco ha particolarmente risentito del peso della antropizzazione. Soprattutto la ceduazione, effettuata con turni non sufficientemente lunghi, specie nel passato, è stata la causa di una consistente degradazione presente in alcune zone. Il suolo è poco evoluto e sono evidenti i fenomeni di ruscellamento superficiale delle acque, anche all'interno del bosco.

Il bosco ad Orniello e Carpino Nero è presente soprattutto nel versante con esposizione a Nord ed è interessato da una minore degradazione rispetto ai cedui a Roverella. Ciò è dovuto alle migliori condizioni climatiche ed edafiche dei substrati su cui si sono sviluppati, con un discreto strato di terreno umifero e fresco, presupposto per una buona condizione rigenerativa dello strato arboreo. Nella vegetazione arborea arbustiva si rinvengono, oltre al Carpino e all'Orniello, il Carpinus betulus, il Quercus cerris, il Sorbus aria, l'Acer obtusatum, ecc. Notevole interesse costituisce anche la presenza del Bosso (Buxus sempervirens), oggetto spesso di indiscriminati tagli dovuti a scopi commerciali. Nel sottobosco, tra le specie più comuni, ricordiamo la Primula vulgaris, la Fragaria vesca, la Viola reichenbachiana, ecc. Non mancano le formazioni a bosco misto, difficilmente inquadrabili, dal punto di vista vegetazionale, le quali dovrebbero essere definite e determinate tramite lo studio delle caratteristiche del sottobosco.

Le aree di pascolo presenti, create dall'azione antropica, costituiscono un potenziale per una nuova restaurazione forestale. Il bosco, infatti, tende a crearle nella sua fase di climax se non interviene l'uomo a disturbarne il processo.
Nell'area in oggetto troviamo: il pascolo xerico e, in alcune zone con particolare pendenza ed esposizione a Nord, il pascolo xerico di vetta.
Il pascolo xerico è presente su suoli poveri ed aridi (I'aridità è riferita al periodo estivo) ed è rappresentato da una vegetazione discontinua, caratteristicamente xerofila.
Il pascolo xerico di vetta si trova, generalmente, al di sopra del limite del bosco di faggio. In questa zona si rinvengono, in particolari esposizioni a settentrione, ove specifiche condizioni microclimatiche esercitano un "effetto di vetta".

Il versante sinistro della Gola presenta una termofilia più spiccata, con evidenti elementi tipici della macchia mediterranea.
I lecci colonizzano in modo più consistente l'intera area, anche se come individui isolati o, più spesso, in piccoli gruppi presenti soprattutto sugli affioramenti calcarei. La presenza di questa specie arborea, al di fuori della sua tipica area di distribuzione, va considerata quale effetto di un clima più caldo, che ha portato alla scomparsa della stessa dalle zone montuose, relegandola in aree limitate, dove particolari condizioni microclimatiche ne hanno consentito la sopravvivenza.
In questo versante troviamo le seguenti formazioni boschive: il bosco di leccio, accompagnato da altre specie a distribuzione mediterranea, ed un bosco ceduo costituito, oltre che dal Leccio, dal Carpino, dal Ginepro e dalla Roverella, presente nella parte più alta della Gola. Mancano, o sono assai rari, i tipici arbusti della macchia mediterranea (Lentisco, Alaterno, Corbezzolo). Tali formazioni, pertanto, non costituiscono una forma evoluta di vegetazione mediterranea, ma assumono l'aspetto di una transizione tra il Piano Mediterraneo e Submediterraneo Collinare.
Una rilevante importanza scientifica ha invece la presenza, in questo versante, di specie a distribuzione molto limitata, come l'Ephedra major, endemismo conservativo del terziario e la Moehringia papulosa, interessante cariofillacea rupicola.
Il pascolo xerico nel versante sinistro, si presenta più ricco di specie e con caratteristiche più spiccatamente xerofile. Sono inoltre rinvenibili, oltre alla Moehringia papulosa, alcune tipiche specie legate al substrato roccioso, quali la Campanula rotundifolia e l'Adiantum capillus veneris nei ripari sotto roccia ed in prossimità delle caverne.
Nei ghiaioni la vegetazione è caratterizzata da specie pioniere.
La presenza, in questa limitata area, di una considerevole varietà di ambienti ha costituito motivo di interesse scientifico per molti o semplicemente paesaggistico per altri.
La viva speranza è che di questa oasi rimangano inalterati almeno alcuni aspetti significativi, naturalisticamente ancora intatti.

Fauna

La fauna nel territorio della Gola della Rossa, non riscontrandosi entità rare o endemismi, non riveste un carattere di peculiarità. Occupa, comunque, un posto importante grazie ad alcune caratteristiche di questo biotopo. La presenza di pareti scoscese, difficilmente o affatto accessibili anche alla sola presenza dell'uomo, garantisce la necessaria tranquillità affinché animali di diversa specie scelgano tale angolo come dimora stanziale o temporanea. Ciò è valido non solo per l'ambiente aereo e terrestre, ma anche per ciò che riguarda l'ecosistema acquatico. Il corso del Fiume Esino, che prima di attraversare la Gola ha già assunto le caratteristiche del "tratto a temolo" (discreta profondità e ampiezza, modesta velocità) si fa più turbolento, acquista velocità, si modificano alcuni parametri idrobiologici. il che permette la presenza di specie non riscontrabili nei tratti immediatamente a monte e a valle. Si rinvengono quindi, fra la fauna ittica, la carpa (Ciprynus carpio), la tinca (Tinca tinca), il barbo (Barbus sp), il cavedano (Leuciscus cephalus), la lasca (Condrostoma toxostoma), l'anguilla (Anguilla anguilla), la trota (Salmo trutta), diversamente coesistenti nei vari tratti. La dissimetria ecologica fra i versanti orografici destro e sinistro cui si fa riferimento nel capitolo della "Flora e Vegetazione", porta ad una differenza di fattori microclimatici, pedologici ed edafici con chiaro riflesso sulle popolazioni vegetali e quindi, con ovvia conseguenza, sugli animali e questo che, in epoca preistorica fu habitat per l'Orso Speleo, ora ospita specie terrestri di mole ed importanza zoologica assai minore, ma non prive d'interesse e degne di menzione se guardate nelle interazioni dell'ecosistema.

Mammiferi

Tra i mammiferi si segnalano la volpe (Vulpes vulpes) che trova il suo hahitat nella macchia di tipo mediterraneo dove rinviene essenze vegetali con frutti, bacche e germogli che le permettono di integrare la sua dieta carnivora.
Altra famiglia ben rappresentata è quella dei Mustelidi; sono qui da ricordare, anche se difficile da incontrare per le loro abitudini notturne, la martora (Martes martes), la faina (Martes foina), il tasso (Meles meles); anch'essi, soprattutto in autunno, trovano nei frutti selvatici e bacche integrazione alla loro dieta.
Più strettamente carnivora è l'alimentazione della donnola (Mustela nivalis) e puzzola (Mustela putorius), altri due predatori mustelidi presenti in questo sito.
Il ghiro (Glis glis), il moscardino (Muscardinus avellanarius), il quercino (Eliomys quercinus) ed il topo selvatico (Apodemus sp.), insieme al grazioso scoiattolo (Sciurus vulgaris) sono altre simpatiche presenze del bosco.
Trovano cibo e rifugio alcuni insettivori come il riccio (Erinaceus europaeus), la talpa (Talpa sp.), il toporagno (Sorex araneus); le grotte e le caverne ospitano quel particolare mammifero che è il pipistrello, mentre frutto di introduzione, non certo da incoraggiare, da parte delle associazioni venatorie, è la presenza del cinghiale (Sus scrofa).

Uccelli

NeIl'avifauna, diverse sono le entità specifiche che possono destare un certo interesse nell'escursionista, anche se per alcune di esse ci vorrà una buona dose di fortuna per poterle osservare.
Così sarà difficile, ma non impossibile, poter vedere il picchio muraiolo (Tichodroma muraria) arrampicarsi sulle pareti rocciose esplorando le fessure alla ricerca d'insetti, mentre facilmente attireranno la nostra attenzione le chiassose taccole (Corvus monedula) e cornacchie grigie (Corvus corone cornix).
Al crepuscolo può sorprenderci il volo felpato dell'allocco (Strix aluco). Posata sul terreno la ballerina bianca (Motacilla alba) mostra la sua eleganza, mentre la cinciallegra (Parus major) e la cinciarella (Parus caeruleus) fanno acrobazie fra le chiome degli alberi. Nidifica sulle alte pareti scoscese il gheppio (Falco tinnunculus) e lo sì potrà vedere veleggiare sorretto dalle correnti ascensionali o sfrecciare negli spazi aerei.
Il pettirosso (Erythacus rubecula) ed il merlo (Turdus merula) trovano rifugio nelle siepi, mentre nidificano nei buchi delle rocce il codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros) e la rondine montana (Ptyonoprogne fuligula). Presenza legata esclusivamente all'ambiente acquatico è quella del martin pescatore (Alcedo atthis) con i meravigliosi colori verde e blu dai riflessi metallici.
Non possiamo infine dimenticare il passero (Passer sp.), il fringuello (Fringilla coelebs), il verzellino (Serinus serinus), il cardellino (Carduelis carduelis), il verdone (Carduelis chloris) ed altri ancora, certamente più comuni, ma sempre piacevoli da incontrare.

Grotte e Paleontologia

Il "calcare massiccio di Monte Nerone', la formazione che nella regione marchigiana è sede delle cavità più estese (come nella vicina Gola di Frasassi), non presenta nella Gola della Rossa e nella Valle del Vernino estese superfici suborizzontali, per cui mancano fenomeni di grandi dimensioni. Tuttavia sono visibili alcune doline, tra colle Tordina e Monte Sassone, e tutti gli affioramenti rocciosi presentano una minuta incisione.
Sono presenti scannellature, creste, piccoli crepacci, fori passanti, vaschette di corrosione, alveolature in cui spesso, nel poco terriccio presente, affondano le radici piccole e tenaci piante.
Alcune piccole vallecole (quella modesta tra Colle Tordina e Colle Foglia, che si dirige verso Sud-Est; quella tra Monte Sassone e Colle Tordina, che prosegue poi nella Valle del Vernino; quelle tra Monte Murano e Colle Tordina e quella a Nord-Ovest di Pian Molino, posta sopra la galleria ferroviaria) sono un esempio di valli carsiche in cui la circolazione da superficiale è passata lentamente in profondità. La più ampia, la Vallacera, che poi nel suo tratto terminale cambia nome in Fosso della Grotta, non presenta un apparente scorrimento idrico superficiale e solo al suo termine, nel punto più basso, le acque riemergono in notevole quantità a Gorgovivo.
Il fenomeno carsico è appunto caratteristico per una apparente aridità superficiale ed uno scorrimento sotterraneo che riappare al livello di base, localizzato in corrispondenza di grandi sorgenti.
A testimoniare lo scorrimento idrico sotterraneo restano gli antichi condotti abbandonati dalle acque verso percorsi sotterranei più profondi. Nella zona sono presenti circa una ventina di cavità che vanno da semplici ed ampie caverne a grotte lunghe varie decine di metri.

La Grotta del Vernino, lunga quasi 300 metri, è costituita da una più o meno ampia galleria rettilinea in direzione Nord, larga ed alta mediamente alcuni metri. Sono presenti alcune zone più profonde e strette costituite da crepacci che si approfondiscono sotto pane del pavimento della grotta (nel suo tratto finale), numerose concrezioni, stalagmiti, stalattiti, colonne che presentano un avanzato stato di degradazione; alcune sono state rotte e asportate dai visitatori nei tempi passati. Sul pavimento si notano accumuli di guano, a testimoniare la presenza, più numerosa un tempo, di colonie di pipistrelli. La Grotta del Vernino, nei primi anni del secolo, è stata visitata da alcuni studiosi (GB. Miliani. O. Marinelli, L. Pigorini, E. Fossa Mancini), i quali ne hanno dato brevi descrizioni.
Al suo imbocco sono stati raccolti alcuni manufatti litici attribuiti al Neolitico.

Un'altra cavità di circa 100 metri di sviluppo è stata individuata ed esplorata da Don G. Mattiacci, esperto conoscitore del Monte Mutano, che ha raccolto nelle zone circostanti numerosi fossili ora raccolti nel "Museo dei Fossili" allestito presso il Santuario del Cuore Immacolato di Maria di Serra San Quirico Stazione. La Grotta del Vento, questo è il suo nome, consta di una galleria articolata e di un ampio salone terminale in cui si trovano stalattiti contorte, colonne ed altre concrezioni. Una stretta diramazione, da cui proviene una vivace corrente d'aria, permette di affacciarsi sul paretone sottostante.

Di recente scoperta da parte del Gruppo Speleologico del C.A.I. di Fabriano è una cavità lunga 100 metri circa, la Grotta del Pendolo, ancora in fase di esplorazione.
Esistono inoltre, nella Gola della Rossa, altre cavità minori, lunghe vari metri, ed alcuni ampi cavernoni sul cui pavimento si individuano numerosi "mortai", buche coniche scavate nella roccia in cui nel secolo scorso genti di Serra San Quirico facevano, di contrabbando, la polvere da sparo.
Altre piccole cavità, presenti nella vallecola sovrastante la galleria ferroviaria, hanno un notevole interesse paleontologico. In vari scavi effettuati dalla Soprintendenza alle Antichità della Marche e dall'istituto di Antropologia dell'Università di Ferrara, sono stati rinvenuti, nello strato del deposito antropico, manufatti litici ascrivibili all'Epigravettiano finale, circa 10.000 anni fa. Sono stati raccolti: bulini, grattatoi, lame e lamelle, due ciottoli con incise delle tacche, denti atrofici di cervo e conchiglie marine forate per la sospensione. I ciottoli con le tacche incise, secondo alcuni studiosi, potrebbero rappresentare sistemi per il conteggio del tempo.
Nella stessa area, presso la strada provinciale Clementina che dovrebbe seguire il tracciato di una antica via romana, sono state individuate tombe galliche il cui corredo era costituito da armi, vasellame in bronzo e fittile riferibili, nella maggior parte dei casi, al IV secolo a.C.

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