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Nell'area del Parco sono presenti, spesso in modo evidente e spettacolare,
molte tipologie tipiche del paesaggio montano appenninico esaminando le
quali si è in grado di ricostruire la loro storia geologica. I documenti
sono le rocce affioranti, il loro aspetto, la loro composizione, i fossili
presenti e la loro attuale giacitura, testimonianza di violenti movimenti
tettonici che hanno operato piegamenti, dislocazioni e accavallamenti; l'azione
modellatrice degli agenti erosivi ha infine alterato profondamente queste
strutture, producendo le attuali forme del rilievo. Le rocce presenti sono
esclusivamente sedimentarie, cioè accresciutesi
per progressivo accumulo e compattazione di particelle sia organiche (resti
di alghe e animali marini a guscio calcareo) che inorganiche (fanghi e sabbie
trascinati dalle correnti) secondo una serie di coltri sovrapposte via via
più recenti a partire dal basso verso l'alto; la netta stratificazione
è infatti il carattere più evidente che possiamo oggi osservare.
Da quanto accennato si può già dedurre che la nostra regione
era anticamente un bacino marino, rimasto tale da circa 200 a circa 15-20
milioni di anni fa, pur presentando oscillazioni di profondità dovute
a sprofondamenti e/o parziali emersioni locali sempre da imputare a movimenti
tettonici.
Il più antico termine della serie Umbro-Marchigiana, posto alla base,
è rappresentato da circa 800 metri di calcare massiccio di piattaforma,
tipico di un ambiente marino tropicale; esso si è depositato nel
Giurassico inferiore (circa 190 milioni di anni fa) e si presenta oggi in
bancate di spessore metrico; è generalmente molto puro e compatto
ed in esso sono oggi impostati i principali sistemi di grotte, grande attrattiva
turistica e scientifica della zona.
Nel periodo corrispondente al Miocene superiore (circa 12 milioni di anni
fa) il processo di deriva continentale opera una decisa azione compressiva
laterale, formando una serie di ondulazioni emergenti dal mare: l'ossatura
delle attuali dorsali appenniniche. Nel Pliocene medio (circa 3-4 milioni
di anni fa) tutta l'area emerge. Come succede per tutti i materiali
rigidi e fragili, il calcare massiccio forma pieghe a grande raggio e si
frattura in blocchi, mentre le sovrastanti sequenze si deformano plasticamente
mostrando tutta una serie di fitte pieghe.
Circa un milione di anni fa, un brusco incremento del sollevamento orogenetico
accresce l'energia potenziale dei corsi d'acqua che incidendo
profondamente le dorsali portano alla luce il calcare massiccio, tanto compatto
e rigido da conservarsi in imponenti blocchi verticali. La dorsale di Frasassi
è oggi incisa dall'omonima gola, mentre la struttura M. Pietroso
– M. Murano è tagliata dalla Gola della Rossa.
Il terrilorio del Parco presenta un consistente patrimonio floristico
costituito da una ricchezza dl specie, alcune particolarmente rare, in relazione
alla variabilità climatica e morfologica dei diversi ambienti. In
particolare è nelle gole rupestri che si raggiunge la maggior concentrazione
di specie interessanti, tra le quali ve ne sono alcune di elevato interesse
biogeografico e scientifico. E' il caso della moeringia vescicolosa
(Moehringia papulosa), pianta rupicola endemica delle gole rupestri marchigiane
di cui si conoscono soltanto tre stazioni al mondo: Gola della Rossa, Gola
di Frasassi e Gola del Furlo.
Sempre sulle pareti delle gole rupestri è possibile rinvenire altre
piante ben adattate a questo ambiente tra cui la cinquefoglia penzola (Potentilla
caulescens) e il ranno spaccasassi (Rhamsus pumila), un piccolo arbusto
che si inserisce nelle fratture delle rocce e che presenta i rami fortemente
aderenti ad esse. Tra le piante endemiche dell'Appennino centrale
sono presenti nelle due gole rupestri, la campanula di Tanfani (Campanula
tanfanii) dai bellissimi fiori azzurri e la sassifraga (Saxifraga lingulata
var. australis).
Nelle gole sono presenti anche numerose specie mediterranee: tra queste
l'alloro (Laurus nobilis) ed il corbezzolo (Artutus unedo) sono particolarmente
interessanti in quanto estremamente rare nel settore appenninico.
Sugli isolotti fluviali dell'Esino nei pressi di Serra San Quirico
è stata di recente rinvenuta Phalaris arundinacea, una graminacea
cespitosa rara nelle Marche che trova in questa stazione il limite settentrionale
di distribuzione nella regione.
Importante è infine la presenza, nelle gole calcaree, della rara
iberidella minore (Hymenolobus pauciflorus), del lilioasfodelo minore (Anthericum
ramosum), della costolina appenninica (Robertia taraxacoides) e del tragoselino
rupestre (Pimpinella tragium ssp. lithophila).
Tra le specie arboree risultano sporadiche l'agrifoglio (Ilex aquifolium),
l'olmo montano (Ulmus glabra), il bossolo (Staphylea pinnata) e il
carpino orientale (Carpinus orientalis).
Alcune specie della flora sono fortemenie a rischio in quanto vistose e
come tali fatte oggetto di raccolte indiscriminate: tra queste si possono
ricordare numerose specie di orchidee tra le quali I'orchide piramidale
(Anacamptis pyramidalis), l'orchide maschia (Orchis moscula), l'orchide
maggiore (O. purpurea).
Nel territorio del Parco in relazione all'altitudine si riconoscono
due piani di vegetazione: il collinare, che si estende sino ad 800-850 m.,
ed il montano, che si sviluppa al di sopra del precedente sino alle quote
più alte rinvenibili nella zona.
Nel piano collinare si riconoscono diversi tipi di bosco misto i quali si
ripartiscono essenzialmente in base alle caratteristiche del substrato e
dell'esposizione.
Sulle formazioni marnoso-arenacee la maggiore potenzialità riguarda
i boschi a dominanza di roverella (Quercus pubescens) dei quali restano
però misere testimonianze, costituite da piccoli lembi relitti tra
le colture. Il bosco di roverella può salire anche sui versanti calcarei
nelle esposizioni più calde. Accanto alla roverella, nello strato
arboreo si rinviene costantemen te l'orniello (Fraxinus ornus), l'acero
trilobo (Acer monspessulanum) e talvolta il sorbo domestico (Sorbus domestica).
Tra gli arbusti sono presenti il ciliegio canino (Prunus mahaleb), il prugnolo
spinoso (p. spinosa), il ginepro (Juniperus communis), il citiso a foglie
sessili (Cjtisus sessilifolius). Nello strato erbaceo si rinvengono l'erba
perla azzurra (Buglossoieds purpureocaerulea), la carice glauca (Carex flacca),
il ciclamino (Cyclamen repandum), la viola bianca (Viola dehnhardtii) e
altre specie provenienti dai pascoli circostanti tra cui il falasco (Brochypodium;
rupestIre) e l'erba mazzolina (Dactylis glomerata).
Sui rilievi calcarei dominano invece le formazioni miste a prevalenza di
carpino nero (Ostrya carpinfolia) che rientrano nel tipo strutturale degli
orno-ostrieti: cioè di boschi nei quali si rinvengono inoltre l'orniello
(Fraxinus ornus) e l'acero napoletano (Acer obtusatum) in notevoli
proporzioni.
Negli impluvi e nei canaloni, in relazione al verificarsi di condizioni
climatiche umide e fresche, su suoli profondi e ricchi di sostanza organica,
si sviluppano boschi dominati nello strato arboreo dal nocciolo e dal carpino
bianco (Carpinus betulus).
Nelle aree calcaree esposte a sud in cui la roccia è ricoperta da
esili strati di terreno si sviluppano formazioni di sclerofille sempreverdi
in cui domina il leccio (Quercus ilex).
Vaste aree delle dorsali appenniniche sono state interessate da interventi
di rimboschimento effettuati a partire dalla fine del secolo scorso.
Gli impianti sono stati eseguiti per lo più con resinose tra le quali:
il pino nero d'Austria (Pinus nigra), il pino da pinoli (P. pinea),
il pino marittimo (P. pinaster), il pino da Leppo (P. halepensis), l'abete
bianco (Albies alba), l'abete greco (A. cephalonica), i cedri (Cedrus
deodara, C. atlantica, C. libani) ed i cipressi.
I boschi sono circondati da formazioni arbustive di spessore variabile,
di solito inferiore ad una decina di metri, che si sviluppano nella zona
di transizione tra Ie cenosi forestali e i pascoli ed i coltivi e che prendono
il nome di mantelli di vegetazione. Il mantello che circonda i residui lembi
forestali a dominanza di roverella è costituito soprattutto da ginestra
(Spartium junceum), rosa selvatica comune (Rosa canina), berretta da prete
(Euonyum europaeus), vitalva (Clematis vitalba) e biancospino (Crataegus
monogyna).
Nel territorio del Parco, si rinvengono estese formazioni prative soprattutto
nelle zone sommitali dei rilievi. Queste praterie hanno tutte un'origine
secondaria, sono cioè distribuite su aree che potenzialmiente appartengono
al dominio del bosco e sono state ricavate attraverso il disboscamento che
per secoli ha interessato il territorio in oggetto.
Sui versanti particolarmente acclivi delle gole calcaree, sugli speroni
di roccia o nelle situazioni in cui l'erosione del suolo ha determinato
l'affioramento della roccia madre si insedia una vegetazione a forte
impronta mediterraneo-montana, tipicamente rupestre, costituita da camefite
di piccola taglia tra le quali dominano la santorregia (Satureja montana),
il timo (Thymos longicaulis), I'assenzio maschio (Artemisia alba)
e il brotamo.
Il territorio del Parco mal si presta all‘insediamento e allo sviluppo
di specie fungine pregiate per la natura del terreno per la maggior parte
calcareo, roccioso, scosceso, dato che le parti meno ripide sono disboscate
per pascoli o più a valle per le coltivazioni agricole, e quindi
sottoposto all'azione dilavante delle piogge sullo strato umifero
superliciale.
Pur tuttavia fanno eccezione alcune aree tra gli 800 e 1000 m. di altezza
a Sud/Est del Parco, con pendii più dolci, con piccole valli riparate
dai venti, dove residuano boschi di alto fusto.
Sono queste le zone in cui è possibili trovare i porcini più
pregiati (Boletus edulis, B. aestivalis, B. aereus), i galletti (Cantharellus
cibarius), il piede di capra (AlbatrelIus pescaprae), numerose Amanite tra
cui gli ovuli (Amanita caesarea), I'Amanita rubescens, I‘Amanita
citrina, la velenosa Amanita pantherina e la mortale Amanita phalloides,
numerose specie di Russola e Tricholoma, eduli e non.
Entro il perimetro dcl Parco sono compresi estesi rimboschimenti con resinose.
Interessanti per il micologo le pinete di Monte Pietroso, Monte Murano,
Rosenga, dove è possibile reperire le morette (Tricholoma terreurn
e Tricholoma portentosum), lattari eduli a lattice rosso (Lactarius sanguifluus
e semisaguifluus), i pineroli (Boletus granulatus), Clytocibe nebularis
e Clytocibe bianche velenose. Nella pineta del Monte Predicatore, molto
umida, cresce il finferlo (Cantharellus Iutescens).
Per la raccolta dei funghi, non essendo ancora approntato un nuovo regolamento
per il parco, fa fede la legge regionale N. 17 del 2001 vigente in materia.
Per quanto riguarda i funghi ipogei, i tartufi reperibili in questa zona
sono:
- il tartufo scorzone o estivo, in quantita abbondanti;
- il tartufo nero pregiato o di Norcia, in quantità limitate;
- il tartufo hianchetto o marzuolo, in quantità discrete;
- il tartufo bianco, in quantità limitatissime.
Sia il tartuto scorzone che il nero pregiato possono essere trovati nelle
zone collinari ad altezze variabili fra i 300-1000 m. Vivono e si sviluppano
in simbiosi con querce, noccioli, faggi, lecci e pini, su terreno calcareo
e piuttosto arido.
I principali biotopi di interesse faunistico sono rappresentati dalle
gole rupestri di Frasassi e della Rossa, da Valle Scappuccia, da Valdicastro,
dai corsi d'acqua Esino e Sentino, dalle praterie secondarie e dai boschi
della dorsale M. Murano-M. Pietroso-M. Maltempo e della dorsale M. Rimosse-M.
Valmontagnana-M. Termine, che fanno parte della dorsale appenninica marchigiana.
I grandi avvoltoi europei: Grifone (Gyps fulvus) Monaco (Aegypius monachus),
Gipeto (Gypaetus barbatus) e Capovaccaio (Neophron percnopter) erano presenti
in epoca storica nelle gole rupestri e nei boschi del parco.
In epoca storica sono scomparse rare specie dì mammiferi come la
Lince (Lynx Iynx) nel 1600 e l'Orso bruno (Ursus arctos marsicanus) nel
1800. La Lontra (Lutra lutra) è scomparsa alla fine degli anni '70;
un esemplare è stato ritrovato morto neI 1974 nei pressi del fiume
Esino lungo la Gola della Rossa.
Il Lupo (Canis lupus lupus), il superpredatore più
importante delle reti alimentari appenniniche, ha ricolonizzato la dorsale
marchigiana nell'ultimo decennio, grazie alla protezione legale della specie
e all'espansione demografica di specie preda come il Cinghiale
(Sus scrota) e il Capriolo (Capreolus capreolus).
Probabile è la presenza del Gatto selvatico (Felix silvestris silvestris)
che ha nella nostra zona il limite di distribuzione settentrionale sul versante
adriatico in Italia.
La volpe (vulpes vulpes) è presente in numerosi
ambienti del Parco, dimostrando la sua grande adattabilità ecologica.
Tra i Mustelidi vi è la presenza della Donnola (Mostela
nivalis), della Puzzola (M. putorius), della Faina
(Martes foina) e del Tasso (Meles meles), importanti regolatori
delle popolazioni di micromamrniferi come il Topo selvatico (Apodemus sylvaticus)
e I'Arvicola rossastra (Clethrionomys glareolus).
Tra i roditori vi è la presenza dell'Istrice (Hystrix
cristata), specie di origine nord-africana, portata nella nostra penisola
dai Romani, e dello Scoiattolo (Sciurus vulgaris) nel suo
ecotipo meridionale completamente scuro con petto bianco.
Tra i Lagomorfi è presente la Lepre (Lepus europeus),
basilare elemento delle reti trofiche dei carnivori e dei rapaci del parco;
il suo habitat è costituito dai coltivi, dalle praterie secondarie
e dalle zone ecotonali con la presenza di siepi.
Gli Ungulati sono rappresentati dal Capriolo (Capreolus
capreolus), che sta ricolonizzando la parte montana della Provincia di Ancona,
dal Cinghiale (Sus scrofa), specie alloctona, frutto di
immissioni per scopi venatori irrazionali e dal Daino (Dama
dama), specie introdotta proveniente dai recinti della zona montana.
Tra i mammiferi insettivori vi sono il Riccio (Erinaceus
europaeus), la Talpa cieca (Talpa caeca) e il Toporagno
(Sorea araneus). I chirotteri che svernano con popolazioni di migliaia di
individui nelle cavità carsiche del Parco sono rappresentati da diverse
famiglie, come quelle dei rinolofidi, dei vespertillionidi e dei molossidi
e necessitano di tutela essendo un ordine gravemente minacciato.
Gli Uccelli sono rappresentati da ben 98 specie nidificanti,
che dimostrano la grande biodiversità del parco. Le gole rupestri
sono un biotopo fondamentale per i rapaci. In tali ambienti nidifica il
raro Lanario (Falco biarmicus), inserito nella lista delle
specie prioritarie (direttiva 79/409/CEE.), unica specie in pericolo nelle
Marche, l'Aquila Reale (Aquila chtysaetos), specie rara
e vulnerabile nell'Appennino, il Falco pellegrino (Falco
peregrinus) e il Gheppio (F. tinnunculus). Negli ambienti
forestali nidificano il Lodolaio (Falco subbuteo), l'Astore (Accipiter gentilis),
lo Sparviere (A. nisus), la Poiana (Buteo buteo) e il Pecchiaiolo (Pernis
apivorus).
I Rapaci notturni sono rappresentati dalla Civetta (Athene
noctua), dal Barbagianni (Tyto alba), dall'Allocco (Strix
aluco) e dal Gufo comune (Asio otus). Vi è inoltre
la probabile presenza del Gufo reale (Bubo bubo) che è
stata verificata con l'ascolto dei canto territurialo dcl maschio nel mese
di febbraio in una gola rupestre dell'area protetta.
I Pesci presenti nei due corsi d'acqua principali ed
in alcuni affluenti sono la Trota (Salmo Irutta fario), la alloctona Trota
iridea (S. gairdneri), il Cavedano (Leuciscus cephalus), il Barbo, (Barhus
plebejus), il Ghiozzo (Gobius nigricans) e l'Anguilla (Anguilla anguilla).
I Crostacei sono rappresentati dal raro Gambero di fiume (Austropotatnobius
pallipes) ormai quasi del tutto scomparso e dal Granchio (Potamon fluviatile)
e in una grotta della Gola di Frasassi del raro Niphargus dell'ordine degli
Anfipodi.
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